Fecondazione eterologa: diritto alla vita o capriccio?

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Fino al XX secolo la sterilità era un tabù, anzi una questione di colpe tutte riversate sulla coppia e nella maggior parte dei casi sulla donna, che accettava epiteti infamanti portando nel cuore la tristezza di un grembo vuoto.

Oggi, il problema della fertilità di coppia è ampiamente discusso e anche se non abbiamo una laurea in ginecologia, siamo costantemente illuminati sull’argomento da quotidiani, riviste e dibattiti televisivi. L’annosa questione è tornata recentemente alla ribalta grazie alla sentenza della corte costituzionale dell’8 aprile che ha sancito l’incostituzionalità del divieto di fecondazione eterologa previsto dalla discussa legge 40/2004, permettendo di riaprire la porte della speranza a tanti aspiranti genitori.

Si tratta di una felice svolta per la procreazione assistita o il ritorno ad una generazione di figli del mondo?

Giurisprudenza italiana invisa alla scienza

Ho usato l’espressione generazione di figli del mondo per indicare tutti quegli individui nati dalla fecondazione eterologa, una tecnica che permette di fare ricorso ad un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nel caso di sterilità assoluta.

Il divieto di accedere a questa pratica è stato sancito dalla legge 40 del 2004, che ha posto una serie di limitazioni alla procreazione assistita vietando la crioconservazione degli embrioni (possibile solo in casi di forza maggiore) e dell’eugenetica ( la selezione dei caratteri positivi per il perfezionamento della specie), nonché limitando il prelievo degli ovociti.

La legge aveva scatenato le ire di molte coppie in quanto i paletti normativi hanno ridotto le probabilità di diventare genitori, mentre i radicali avevano reagito con un bel referendum abrogativo,fallito per mancato raggiungimento del quorum.

La sentenza della Corte Costituzionale dell’8 aprile è stato solo l’ultimo pronunciamento giudiziario sulla norma: nel 2009 la Consulta aveva dichiarato illegittimi i commi 2 e 3 della legge 14, che prevedono il primo di limitare a 3 il numero degli embrioni con l’obbligo di un unico impianto, il secondo di permettere la crioconservazione solo per casi di forza maggiore(cioè per gravi problemi di salute della donna).

Anche la Corte europea dei diritti dell’uomo, esaminando il ricorso di una coppia che voleva accedere all’analisi preimpianto perché portatori di una malattia genetica, ha bocciato due volte la legge, anche in sede di riesame alla Grand Chambre.

Insomma, si tratta di una norma invisa alla giurisprudenza e alla libertà di sperimentazione scientifica, che con questi limiti si sente intrappolata in una gabbia etica-religiosa.

A.A.A. Cercasi bambino disperatamente 15.05.2006 - Avegno: neonato

Sara ha 47 anni ed è appena diventata madre. Ha iniziato a desiderare un figlio a 35 anni. “Prima la maternità non era neppure all’ordine del giorno: ero troppo presa a fare e desiderare altro”, ammette la donna. “Io e mio marito ci siamo arrivati che eravamo quasi al punto di rottura, dopo due anni di prove e fallimenti. E tutto è finito. Ero sola: senza un uomo e senza un bambino”. Poi l’incontro con un altro uomo e il desiderio di un figlio è riaffiorato velocemente, “un sogno che cominciava a farsi concreto, urgente”. E infine, la nascita di una bambina grazie alle terapie spagnole.

Dal 2004, anno di approvazione della legge 40, si è registrata una impennata del turismo procreativo che ha spinto molte coppie ad affidarsi alle cure di strutture ospedaliere di paesi stranieri, in testa la Svizzera seguita da Spagna e Belgio. Nel 2011 circa 4 mila coppie italiane sono partite alla ricerca di un figlio, entrando in un vero e proprio mercato della vita.

Ora, con il parere positivo della Corte, la sterilità viene completamente bypassata e gli aspiranti genitori potranno sperare in un prestito di gameti, recuperando tutti i pezzi necessari per costruire la vita tanto agognata,

Il mondo cattolico è già sul piede di guerra. “Così si piccona per sentenza la natura di mamma e papà”- chiosa Famiglia Cristiana, seguita dal commento della bioeticista Assuntina Morresi:”anche nel nostro Paese si affaccia purtroppo una società in cui persino il legame più profondo che gli esseri umani conoscono, quello fra una madre e suo figlio, viene frammentato, sminuzzato nelle sue componenti ‘genetiche’, ‘gestazionali’ e ‘sociali’, e niente lo potrà sostituire nella sua pienezza”. Stefano Rodotà, costituzionalista, ha sottolineato la posizione neutrale tenuta da Papa Francesco : “I tempi”, ha sottolineato il giurista, “sembrano cambiati. Ora la rivoluzione di questo Papa che apre al dialogo sta neutralizzando la posizione intransigente. Anche in questo campo credo valga moltissimo il dire ‘chi sono io per giudicare?”.

Il coraggio dell’adozione

Già chi sono io per giudicare? Nessuno. Forse sono influenzata troppo dai precetti religiosi o dalla mia coscienza. Ma c’è una cosa che non capisco. Ed è l’ossessione.

La fecondazione eterologa forse aprirà le porte alla vita come un capriccio, un obiettivo da raggiungere a tutti i costi. Se mio figlio è composto da il gamete di un’altro, se prendo in affitto un utero, se mi dissanguo finanziariamente…non importa. Bisogna arrivare alla meta, bisogna comprare la vita per forza per colmare un istinto materno, per far ripartire un rapporto, per essere alla pari con le altre donne.

Se a qualcuno venisse in mente di chiedere “perché non l’adozione?”, subito si leverebbe un coro di proteste unanime:”No, perché non è un figlio tuo..”. Giusto. Meglio creare un Frankenstein moderno, nato da 2 madri e un padre piuttosto che amare un bambino già esistente, solo e bisognoso di affetto.

Sono tanti gli aspiranti genitori che dicono di avere tanto affetto da dare e impazziscono all’idea di non poter avere figli propri, sottoponendosi a cure discutibili dannose per la salute e spesso inconcludenti.

Sono bellissime le parole di Fara, 29 anni, e una endometriosi che si è portata via la speranza di avere un figlio. Dopo tante cure la sofferenza, la resa e la scoperta di qualcosa di grande: “Ci sono stati i mesi del dolore. E della dolcezza di ritrovare tutto quello che mi ero lasciata alle spalle, compreso mio marito. Insieme, con calma, abbiamo cominciato a parlare di adozione. Sono passati altri mesi e alla fine, nel mio giardino, è fiorito un desiderio nuovo. Quello di un bambino grande, nato in un’altra pancia. Un bambino che, come me, aveva passato tanti anni ad aspettare. Ho incontrato mia figlia in un orfanotrofio di Sarajevo. E sono diventata madre”.

 

Benedetta Cucchiara

 

 

 

 

Un pensiero su “Fecondazione eterologa: diritto alla vita o capriccio?

  1. condivido la conclusione dell’articolo: è toccante e profondamente vera! Purtroppo molte coppie si fanno condizionare e pensano di garantirsi (per motivi vari) così l’eternità. La vita è la vita. Un figlio è un figlio. Padre e madre sono chi cresce il figlio non chi lo “fa”.

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